Il vescovo Vincenzo Viva: «Una fede coraggiosa per generare vita e speranza»
La comunità della Chiesa di Albano ha vissuto una giornata di intensa spiritualità sabato 22 marzo, celebrando il proprio Giubileo diocesano nella maestosa cornice della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Un evento segnato da profonda partecipazione, con il passaggio della Porta Santa e la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Vincenzo Viva.
Accolti dal cardinale Rolandas Makrickas, Arciprete Coadiutore della Basilica, circa mille fedeli – tra presbiteri, religiosi, religiose e laici provenienti da tutte le parrocchie della diocesi – hanno riempito ogni posto disponibile nella Basilica, nel rispetto delle norme di accesso. Prima della Messa, i pellegrini hanno avuto l’opportunità di raccogliersi in preghiera nei luoghi di culto più significativi, tra cui le tombe dei pontefici e la cappella della Salus Populi Romani.
Nel corso dell’omelia, il vescovo Viva ha esortato i fedeli a una fede audace e autentica, capace di incarnare il messaggio del Vangelo e della Chiesa. «Questo Giubileo – ha dichiarato – sia un incoraggiamento per le nostre comunità a testimoniare il vero volto di Dio e la vera natura della Chiesa. Un Dio pieno di misericordia e pazienza, ma anche esigente nel chiedere frutti autentici di vita evangelica. Una Chiesa capace di superare la tiepidezza e proporre il cambiamento che il Vangelo richiede. Non si tratta solo di “fare cose”, ma di generare vita, fede, speranza».
Il pellegrinaggio giubilare, simbolo di rinnovamento spirituale, è stato occasione per riflettere sul significato del passaggio attraverso la Porta Santa. «Abbiamo trovato una porta spalancata – ha proseguito Viva – e abbiamo compiuto un passaggio, un movimento del nostro cuore verso l’amore di Dio. Un amore che ci accoglie con le nostre fragilità, ci consola e ci dà speranza».
L’esperienza giubilare è stata anche un invito alla conversione e all’impegno pastorale, per una Chiesa capace di risvegliare la fede nelle comunità. «Il Giubileo – ha concluso il vescovo – è un’opportunità per correggere le immagini distorte che abbiamo di Dio e della Chiesa. Dio sa attendere, sa coltivare, sa far germogliare frutti di bene e di santità in ciascuno di noi». Un messaggio potente che ha risuonato nel cuore dei fedeli, chiamati a vivere la fede con rinnovato entusiasmo e consapevolezza.