Come riconoscere il cioccolato di qualità, ce lo spiega Rossana Bettini

“Mi piace mangiare. Amo il Buon cibo, quello sano, inalterato e poco lavorato; quello che riconosco. E ne scrivo, raccontando la verità senza nascondermi dietro il velo del compromesso. Il cioccolato buono per me è stato una rivelazione. Si sa talmente poco del cioccolato, un autentico sconosciuto. La cultura corrente sul prodotto ci parla di tutt’altro: di percentuali di cacao contenute, di abbinamenti, di guarnizioni, d’impieghi in cucina, di calorie. E, in generale, si racconta del prodotto finito che noi compriamo dal tabacchino, al panificio, al supermercato. Tanti, troppi sono i nomi dei prodotti, spesso somiglianti fra loro, musicali, evocativi, soprattutto di tendenza. Manca “la cassetta degli attrezzi”, quell’insieme di strumenti necessari a riconoscere il cioccolato realmente buono e sano, per decodificarne le caratteristiche, per sapere quanto possiamo mangiarne con buona pace della linea e godimento delle papille”. Così Rosanna Bettini spiega le ragioni che l’hanno spinta a scrivere il libro “È autentico cioccolato” (Linea Edizione).
Rossana Bettini, che scrive da sempre di cibi, vini e costume e insegna Educazione del Gusto, presenta il volume giovedì 9 novembre, alle ore 16 e alle ore 20, all’Hotel Cavalieri Hilton (Via Via Cadlolo 101) di Roma, nell’ambito del nuovo appuntamento della rivista Bibenda.
Siamo ciò che mangiamo è una delle sue citazioni. ci può spiegare cosa intende?
Interpretando il pensiero di Feuerbach cui si deve la citazione, se è vero che psiche e corpo sono tutt’uno, allora si può sostenere che per ragionare occorre alimentarsi bene.
Come si è avvicinata al cioccolato?
Non lo amavo particolarmente fino a quando mi è stata offerto in assaggio quella che si è rivelata l’assoluta perfezione.
Cosa caratterizza, a suo avviso, il cioccolato “perfetto”?
Iniziamo da ciò che NON deve essere: nè amaro, nè nero, e leggendo il mio libro si scopre il motivo. Nè deve rivelarsi pungente o acido. Deve inebriare con profumi delicati, avvolgere con una persistenza aromatica fine, stregare con un indicibile equilibrio.
Quanto è importante “costruire” il proprio senso del gusto e come si può farlo?
A parte chi è anosmico (non sente i profumi) o ageusico (non avverte i gusti) ciascuno di noi che abbia voglia di applicarsi alla pratica della degustazione può apprendere i fondamentali. Ci sono poi corsi specifici che si possono frequentare, da quelli AIS, a quelli della Fondazione Italiana Sommelier, agli educational specifici dell’Istituto Internazionale Chocolier. Fatto anche solo un corso di primo livello, occorre poi continuare ad allenarsi. I sensi come i muscoli vanno tenuti attivi.
Qual è il suo rapporto con la città di Roma?
Adoro Roma, al di là delle banalità attorno al concetto di Caput Mundi, la trovo passionale e accogliente, aperta e scanzonata; ed è la città italiana più amata dalla mamma, che qui aveva la sua più cara amica, Nucci Fumis, i cui genitori possedevano delle gioiellerie, una delle quali ‘al Gambero’ come usava dire. A Roma ho cari amici e di tanto in tanto sviluppo progetti di lavoro proprio per avere una scusa in più per tornarci. 

Marialuisa Roscino

  

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