Pasquale Ragone e Nicola Guarneri - Le ombre del silenzio (Castelvecchi)

In occasione del 50º anniversario della morte di Luigi Tenco in ebook una nuova edizione aggiornata del libro inchiesta “Le ombre del silenzio” di Pasquale Ragone e Nicola Guarneri. Il volume contiene anche un ricordo di Orietta Berti (286 pagine, 9,90 euro)
 Quella di Luigi Tenco non può che essere definita una delle morti più misteriose d’Italia. Ciò che successe nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo il 27 gennaio 1967 è rimasto coperto per molti anni da un’ombra silenziosa. Cosa si cela dietro l’apparente suicidio di Luigi Tenco? A provare a dare una risposta questo libro inchiesta di Pasquale Ragone e Nicola Guarneri che nel 2014 hanno cercato di riaprire il caso portando alla luce l’unica prova dell’omicidio.

“Sono sempre stata convinta che quel biglietto non fu scritto da Luigi, ma che quello fosse solo uno dei tanti depistaggi di un caso drammatico, in cui lui fu vittima di una vicenda molto più grande di quella che si è voluta rappresentare in questi 50 anni”, così scrive Orietta Berti nel libro. Questo libro non è un ripercorrere le ultime ore di vita del cantautore ma un chiaro j’accuse nei confronti di una tesi, quella del suicidio, che ormai non convince più. Nonostante nuove prove e indizi che dimostrano la tesi dell’omicidio, la Procura di Imperia si è affrettata tuttavia ad archiviare la richiesta di riapertura del caso Tenco depositata nel 2014 dagli autori del libro. Eppure esistono documenti e prove fotografiche che dimostrano che Luigi Tenco non si è suicidato perché la sua pistola, la Walther Ppk 7.65, non è mai entrata nella camera d’albergo dove Luigi Tenco è stato rinvenuto cadavere, nel bel mezzo del Festival di Sanremo del 1967. Semplicemente Tenco non può essersi ammazzato senza pistola.

In questo libro – che pubblica anche i documenti inediti dell’inchiesta depositata in procura nel 2013 e nel 2014 e ne racconta il “dietro le quinte” – gli autori lanciano un’ipotesi forte: fanno nomi, elencano trame affaristiche legate al mondo degli armamenti e aprono scenari inediti ricostruendo il contesto nel quale Tenco trovò la morte, partendo da una tournée nel dicembre 1965 fino all’approdo alla RCA e all’incontro con Dalida avvenuto nell’estate del 1966. Secondo il libro la morte di Tenco è dovuta a quanto avrebbe potuto denunciare il giorno dopo l’eliminazione dal Festival.  Oggi, a 50 anni dalla morte di Tenco, quelle “ombre del silenzio” che avevano sepolto il caso sotto la parola “suicidio” continuano a persistere, a voler tenere lontano dal grande pubblico una verità scomoda che imporrebbe un’indagine serrata e complessa, ma che aprirebbe uno squarcio dagli effetti imprevedibili sugli affari di grandi gruppi di potere che si celavano dietro il mondo della canzone italiana non solo degli anni Sessanta. Le ombre del silenzio è l’ultima grande controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco, in barba ai silenzi e ai muri eretti per 50 anni da chi vuole che i morti vadano «lasciati in pace» e con essi i segreti di un mondo che deve restare intoccabile.


Questo libro inchiesta ha avuto il merito di aver portato alla luce l’unica prova dell’omicidio: quella notte la pistola di Tenco, una Walther Ppk 7.65, non esplose alcun colpo. Assunto facilmente dimostrabile perché nel referto della polizia delle ore 3:00 l’arma di Tenco e il biglietto non ci sono; nelle foto scattate alle ore 4:15 la pistola ritrovata sotto il cadavere non è l’arma di Tenco. Ma soprattutto il bossolo agli atti dell’inchiesta testimonia che a sparare fu una Beretta 70 e non l’arma di Tenco. Dopo attente analisi effettuate sul bossolo incriminato, uno dei maggiori esperti di Balistica in Italia, il prof. Martino Farneti, non ha avuto dubbi: non partì dalla Walther Ppk 7.65 il proiettile che uccise Tenco. Senza dimenticare che nessuno sentì il colpo che il cantautore avrebbe esploso. Inoltre una serie di domande gettano numerosi dubbi sulla morte del cantautore e la prova della pistola va ad aggiungersi a una lunga serie di indizi emersi negli anni:
-La strana posizione in cui venne ritrovato il corpo con le gambe infilate sotto il comò e la pistola sotto le gambe, dinamica quantomeno insolita per un suicida.
-Come mai il commissario Arrigo Molinari, appena giunto sulla scena del crimine, si affrettò ad avvisare l’Ansa che Tenco si era suicidato, senza approcciare un minimo di indagini?
-L’assenza del segno di Felc, di microspruzzi di sangue tipici nei suicidi, la prova dello STUB ed altro ancora, fino agli ultimi accertamenti compiuti nel 2006 dalla Polizia scientifica.
Da questi presupposti e dalla prova certa della pistola gli autori ricostruiscono i fatti che ipotizzano avere determinato la morte del cantautore. Sanremo, certo, ma soprattutto c’entrano oscuri personaggi del mondo della canzone che ruotavano intorno a Tenco.

Una serie di “casualità” di incontri, fatti e documenti incrociati che per la prima volta ricostruiscono un quadro chiaro e portano verso un sottobosco di loschi affari nel mondo degli armamenti di cui l’industria della canzone negli anni Sessanta era soltanto la punta dell’iceberg. A sostegno dell’ipotesi sostenuta, gli autori presentano documenti importanti. Il foglio matricolare di Luigi Tenco ma anche una “cartella dei misteri” – come ribattezzata dagli autori nel libro – che riporta nomi legati all’eversione nera e che tuttavia ritroviamo in alcuni documenti attinenti la vita militare del cantautore. Dal libro emerge infatti un filo che lega eversione nera, mafia e interessi economici. Per quanto riguarda Tenco la sua sfortuna è stata ritrovare quei legami e parte di quegli interessi intorno al suo mondo, quello della canzone. Il filo sottile risiede nei comuni interessi di società (corporations) che facevano la voce grossa nel mercato della discografia e che al contempo avevano legami strettissimi con il settore degli armamenti. 

Interessi «che vanno ben al di là della manifestazione», come dirà lo stesso Tenco un’ora prima di morire, i quali hanno fatto sì che proprio a Sanremo, terra di scommesse e malaffare – come asserito dallo stesso Commissario che fece le indagini nel ‘67 – il cantautore trovasse la morte. Chi uccise si sentì coperto, al sicuro, al punto da permettersi il lusso di lasciare nella 219 un cadavere “suicidatosi” con un’arma che non c’è. È un dato inoppugnabile.  L’ipotesi degli autori è che Luigi Tenco avesse visto troppo marcio dietro il mondo della canzone e che fosse sul punto di andare «ben al di là» di quel mondo, svelando in una conferenza stampa gli affari, quelli veri, delle grandi società che gestivano il mercato della canzone.

Marialuisa Roscino
 

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