Nutrizione e Cancro : Dott. Vincenzo Giordano

Vi è una storia lunga nel legame tra nutrizione e cancro. Più di 2000 anni fa testi di medicina cinese parlavano di “dieta smodata” ed aumentato rischio di cancro esofageo.

Ippocrate (460-377 AC) ammoniva che il rimedio alla malattia era nella giusta nutrizione. Ebbene, Ippocrate, pur senza disporre di tutte le tecnologie oggi a nostra disposizione, si rese conto che molte malattie potevano essere prevenute e/o curate con la dieta. Tale constatazione ha dovuto attendere quasi 2500 anni, ed ha acquisito un impeto di modernità negli ultimi 100 anni. Nell’arco di questi anni, le conoscenze mediche hanno sempre di più evidenziato correlazioni chiare tra l’alimentazione, i regimi dietetici e l’insorgenza e/o prevenzione delle malattie tra cui il cancro.

La prestigiosa rivista Scientific American “già” nel 1892 riportava che chi mangia carne è più a rischio di cancro (“cancer is most frequent among those branches of the human where carnivorous habits prevail").

Agli inizi del ventesimo secolo, dati epidemiologici e sperimentali su animali di laboratorio associavano diete ricche in acidi grassi e/o povere in vitamine ad aumentato rischio di cancro. Ad oggi, i campi d’investigazione del ruolo della nutrizione nei processi neoplastici sono molteplici. È sempre più chiaro nell’avanzamento delle ricerche che la nutrizione gioca un ruolo chiave nel cancro.
La dieta è stata correlata, tra gli altri, al cancro dello stomaco, colon, fegato, prostata, mammella, utero ed ovaie. L’American Institute for Cancer Research insieme al World Cancer Research Fund, stimano che il 30-40% di tutti i tumori possono essere prevenuti da diete appropriate, attività fisica, giusto mantenimento del peso corporeo e balance energetico. Anche se va ricordato che, ad oggi, in maggior parte le ricerche su nutrizione e cancro sono condotte con modalità riduzionistiche; nel senso che un particolare cibo o nutriente è stato studiato in relazione al suo impatto sulla formazione progressione/regressione del tumore. Tali tipi di studi sono d’aiuto nel delineare dettagli meccanicistici della patologia neoplastica ma non aiutano ad una visione d’insieme della prevenzione del cancro mediante l’approccio nutrizionale.

In molti casi, infatti, il link tra nutrizione e cancro raggiunge un 80% circa. Ciò si potrebbe spiegare con la presenza di numerose altre variabili che incidono sull’insorgenza della patologia neoplastica. Ricordiamo ad esempio che il soprappeso, l’obesità, l’insulino-resistenza, il diabete, e, più in generale, la sindrome metabolica mediante il loading glicemico influiscono pesantemente sul destino del colesterolo in termini di assorbimento, biosintesi ed eliminazione, e come tutti questi attori direttamente ed indirettamente agiscono sulla cellularità e proliferazione, anche in senso squisitamente neoplastico. In tal senso vorremmo ricordare che oltre ai livelli ematici di glucosio e colesterolo, anche gli aminoacidi, i lipidi, le lipoproteine (VLDL, LDL, HDL), cosi come ormoni/citochine (la stessa insulina, IGF, gli estrogeni, gli androgeni, il TNFalfa, l’ IL6, la leptina, l’adiponectina, la grelina, giusto per citarne alcuni) non solo incidono pesantemente sul metabolismo ma anche sulla crescita cellulare e quindi sulla progressione tumorale.
Tali profili caratterizzano processi, definiti da alcuni ricercatori come esplosione metabolica ed infiammatoria nella fase conclamata della malattia neoplastica, ma sono presenti e determinano con sfumature e modalità diverse i pazienti tumorali già dalle fasi (non ancora evidenti) iniziali di cancerogenesi e/o trasformazione neoplastica fino al post-cancer e/o post-trattamento ed alle recidive.

Tutti i suddetti fattori vanno poi considerati in situazioni ambientali/lavorative, stili di vita, e fasi temporali come la circadianità, l’ultradianità, le fasi della crescita intra- ed extra-uterina, di sviluppo sessuale-ormonale, fino alle sostanziali differenze uomo/donna, tutti incidenti sul processo patologico neoplastico. Notevoli evidenze, infine, pongono l’accento sull’importanza di dieta, nutrizione, e bilancio energetico in corso di patologia neoplastica ed in seguito a terapie antineoplastiche.

Non a caso, il mantenimento del peso corporeo e della struttura/forza muscolare possono diventare cruciali per il paziente neoplastico, dato che anche una piccola perdita di peso, tipo 5%, può inficiare sia la risposta alla terapia, che la qualità di vita del paziente, fino ad un effetto negativo sul la sopravvivenza.
Il range dei pazienti con malnutrizione conclamata al momento della diagnosi di cancro va da un 40% fino ad un 80%. Le stigmate di tale processo si ritrovano nell’aumento della massa adiposa (organo endocrino e pro-infiammatorio) e nella perdita di massa muscolo-scheletrica: la cosiddetta obesità sarcopenica, associata ad una patologia più complessa quale la cachessia.

La cachessia insorge nelle fasi conclamate della neoplasia con infiammazione generalizzata e ripercussioni metaboliche e neuroendocrine che inficiano sul paziente in termini di prognosi, qualità della vita e recidive.
Dott. Vincenzo Giordano
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