Mal di testa, mal di pancia, nausea, vomito, insonnia: attenzione all’ “ansia scolastica”

Non soltanto i grandi soffrono di “stress da rientro”: il Professor Piero Barbanti, Primario Neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, ci aiuta a far chiarezza sui disturbi fisici e psicologici che possono colpire i nostri figli al momento del ritorno sui libri Settembre: per i nostri bambini secchiello e paletta sono ormai un lontano ricordo e le giornate di dolce far niente lasciano faticosamente il posto a tour de force tra i banchi scolastici sommersi tra i libri di testo. Di “stress da rientro” non soffrono soltanto i grandi: anche i più piccini possono accusare infatti il peso di un repentino passaggio dai diversi ritmi di vita che impongono le vacanze prima e il ritorno agli studi, poi. Una fase delicata per l’equilibrio mentale e fisico dei nostri figli, tanto da poter addirittura parlare di “ansia da prestazione scolastica”.
Per fare chiarezza sui disturbi ad essa associata e su come prevenirli e curarli, viene in aiuto il Professor Piero Barbanti, Primario Neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma nonché Direttore del Centro per la diagnosi e terapia delle cefalee e del dolore della struttura romana.

• Si può parlare di “ansia da prestazione scolastica”?

Certamente. L’ansia da prestazione scolastica esiste ed è associata a diverse cause. Esiste un’ansia generata dalle aspettative familiari: si tratta di pressioni genitoriali spesso occulte, non dichiarate. Esercitare pressioni per ottenere il massimo dai figli non è sempre un nobile intento perché a volte dietro queste richieste si possono celare intenzioni di “avere figli come sé” o, al contrario “avere figli come io avrei voluto essere”. Esiste un’ansia da oggettive difficoltà: è il caso di ragazzi che si trovino in indirizzi scolastici scelti frettolosamente (magari per seguire amici delle medie anche alle superiori) o in maniera non proprio autonoma (scelte genitoriali).
Non va però trascurata anche l’ansia di quei ragazzi che con la prestazione scolastica di eccellenza qualificano sé stessi, magari avendo una autostima ridotta che cercano di compensare essendo sempre i più bravi.
Infine, i calendari scolastici, il ritmo delle verifiche, l’introduzione della verifica scritta anche di materie un tempo tipicamente orale (es storia) può rendere lo studente certamente più ansioso. Ricordiamoci infine che per quanto riguarda le superiori i ragazzi italiani hanno una serie di test valutativi durante l’anno molto maggiore rispetto ad esempio al mondo americano.

• Cosa succede nel cervello di un bambino nel passaggio dalla spensieratezza dell’estate ai rigidi orari del periodo scolastico?

In linea generale un bambino può soffrire meno dell’adulto del rientro dalle vacanze. Infatti il bambino ha un cervello estremamente plastico, meno soggetto a “compartimenti stagni” rispetto all’adulto e più capace di adattarsi a nuove situazioni. In particolare, rispetto all’adulto, il bambino è più in grado di mantenere una quota di gioco e spensieratezza anche all’interno dei propri doveri, patendo meno il ritorno alla quotidianità.

• Oltre che emotivi, esistono disturbi anche fisici associati a questa condizione?

Certamente. Riguardano il sistema nervoso vegetativo, il “ministro degli interni” del nostro cervello, la cui attività è molto dipendente dalle nostre emozioni e che può rendere “inquieto” l’apparato viscerale, generando mal di testa, mal di pancia, nausea, vomito, insonnia.

• Quali sono le fasce d’età più interessate?

Se si escludono problemi specifici come la cosiddetta fobia scolastica, l’ansia scolastica cresce con l’ordine degli studi. Alle elementari l’ansia può semmai derivare da angosce di origine familiare trasportate in ambiente scolastico o da rapporti problematici con compagni. L’ansia scolastica inizia a comparire quando il ragazzino, verso la pubertà, gestisce un’emancipazione progressiva dalla figura dei genitori assumendo in sé le responsabilità verso figure – quelle dei professori – meno materne rispetto alle maestre. Verifiche e interrogazioni sono il primo banco di prova. In questa fase della scuola l’ansia deriva più dal “come” devo fare le cose (da solo, nel compito in classe) rispetto alle difficoltà oggettive. Alle superiori il discorso cambia in quanto l’ansia può derivare dal “cosa” devo affrontare, cioè dalla difficoltà oggettiva della materia.

• Qual è il periodo di picco di questo “stato d’animo” dei nostri bambini?

In genere i picchi di ansia riguardano settembre e poi aprile-maggio, ovviamente per motivi diversi: nel primo caso il ritorno a scuola con la conseguente tensione e il dover assumere un ritmo di vita invernale (andare a letto presto, alzarsi presto etc), mentre nel secondo caso – prevalente nei più grandi – la tensione per il risultato finale.

• Come affrontare le problematiche legate allo stress dei bambini?

Trattandoli come bambini e non come piccoli adulti. Alimentandone la fantasia e il sogno, in loro così spiccati, e liberandoli dalla rigidità degli orari in cui sono spesso stritolati. Facilitando lo sport come gioco e non come competizione, privilegiando lo svago all’aria aperta anziché in TV.

• C’è un’alimentazione da preferire ad altre?

L’alimentazione del bambino mediterraneo è in linea di principio ottimale, se si esclude la cattiva abitudine di avere colazioni esigue al mattino. Esiste già una grande sensibilizzazione dei genitori per evitare diete ipercaloriche ma da neurologo sono semmai preoccupato dal crescente uso di bevande contenenti sostanze nervine (caffeina ad esempio) nei bambini e nei ragazzi. Occhio quindi agli eccessi di sostanze a base di cola (il cui contenuto di caffeina sfiora quello dell’espresso del bar) e, personalmente, divieto nei più grandi dell’uso degli energy drinks, accattivanti nelle pubblicità e nella forma ma non salutari in un cervello in formazione (pochi sanno che lo sviluppo definitivo del sistema nervoso dell’uomo avviene verso i 25 anni).

Marialuisa Roscino

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