Disturbi del Comportamento Alimentare

L’importanza e l’efficacia di un intervento multidisciplinare nella cura dei disturbi del comportamento alimentare il ruolo dell’educatore professionale” 

È il reality show del momento: “ALLA RICERCA DELLA MAGREZZA ESTREMA” .Requisiti necessari: età compresa fra i 12 e i 45 anni. Concorrenti: uomini e donne, prevalentemente europei e statunitensi. Premio in palio:la morte.(Mian E., 2006)

Definizione DCA

“Persistenti disturbi del comportamento alimentare e/o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta”.
Dalla Grave R.

CLASSIFICAZIONE DCA

L'Anoressia Nervosa (AN) è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue l'anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte della persona e la paura ossessiva di ingrassare. Si manifesta con:
restrizioni, abbuffate/ con condotte di eliminazione, senza condotte di eliminazione, Bulimia Nervosa. La Bulimia Nervosa, dal greco bous = bue e limos = fame (fame enorme da bue) trova manifestazioni essenziali quali:

- Condotte di eliminazione
- Senza condotte di eliminazione

DISTURBI ALIMENTARI NON SPECIFICATI

Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder o BED) Si tratta di un disturbo alimentare di tipo simil bulimico che si manifesta con episodi ricorrenti di assunzioni protratte di cibo, associate alla sensazione di perdere il controllo dell'atto del mangiare, e non seguite da manovre di eliminazione o altri comportamenti compensatori.

EPIDEMIOLOGIA
Su 100 ragazze tra i 12-25 anni, 8 – 10 % soffrono di DCA:
1-2% nelle forme più note di Anoressia e Bulimia Nervosa.
6-8% presentano quadri clinici più lievi o transitori.

I Disturbi Alimentari sono una patologia prevalentemente femminile (M:F = 1:9)

L’ADOLESCENZA E LE SUE PROBLEMATICHE

L’adolescenza è quella fase della vita umana, compresa tra 11 e 18 anni, nel corso della quale l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti necessari per assumere le responsabilità di adulto. È una stagione di vita”sognata e temuta” nello stesso tempo, una stagione dai confini incerti e non classificabile in una rigida fascia di età perché essa rimane un tempo fortemente soggettivo. La principale caratteristica del processo evolutivo dell’Adolescenza sta nell’immagine e nella relazione che l’adolescente stabilisce con il proprio corpo. 

DISTURBI ALIMENTARI DELL’ANORESSIA E DELLA BULIMIA
Dal punto di vista psicologico, la ragazza vuole solitamente ridurre il proprio peso corporeo, soprattutto se in sovrappeso oppure obesa, mentre il ragazzo vuole aumentare il proprio peso e quindi la propria prestanza fisica. L’enfatizzazione della “linea” rischia, in questo modo, di rinforzare atteggiamenti nevrotici e fobie, soprattutto negli adolescenti che, già carichi di problemi da affrontare, possono avere una sorta di rifiuto che può approdare alla Anoressia e alla Bulimia.

ANORESSIA MENTALE

È un disturbo psichiatrico dell’alimentazione che si manifesta durante l’età puberale o Adolescenziale interessando generalmente ragazzi fra 12 e 20 anni che sino a quel momento non hanno presentato alcun disturbo del comportamento alimentare e quasi esclusivamente si manifesta nel sesso femminile. L’anoressia è dunque caratterizzata: dal rifiuto del cibo; dalla paura di diventare grassi (timore che non diminuisce con la progressiva perdita di peso); dalla distorsione dell’immagine corporea (le pazienti si sentono grasse nonostante l’aspetto emaciato); dall’ amenorrea(perdita del ciclo mestruale). L’aspetto fisico è caratterizzato da un notevole dimagrimento: Il peso oscilla intorno ai 35\40kg (potendo anche giungere a limiti estremi di 25\35kg); Ossa sporgenti sotto una pelle secca e rugosa; Gli occhi incavati; Il calo ponderale si associa ad altri segni: Rallentamento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio;Ipotermia;Ipotensione; Lanùgine o lanuggine, dal latino lanuguo: peluria (capelli da neonato,presenza di una sottile peluria al viso e al corpo. Secondo il DSM IV la bulimia nervosa è due o tre volte più frequente dell’anoressia. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%). Generalmente compare tra i 12 e 14 anni (tarda pre - adolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni). L’episodio bulimico è caratterizzato dall’atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato elemento. Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto avverte un bisogno impulsivo di assumere spropositate quantità di cibo(fino a 5000kcal al giorno), correlati da una spiacevole sensazione di non essere in grado di controllare il proprio comportamento. Attraverso l’abuso di lassativi e diuretici, i bulimici liberano il proprio corpo dal cibo ingurgitato. I segnali di questa patologia sono:erosione dello smalto dei denti determinata dall’acidità del vomito; viso gonfio a causa delle ghiandole salivari; escoriazioni sulle mani provocate dall’autoinduzione del vomito e disidratazione. L’introduzione del cibo, anche in questo caso, non è in relazione al fabbisogno calorico dell’organismo ma è legata ad uno squilibrio della relazione con il mondo esterno e con se stesse. Si è invasi da sensi di colpa devastanti che conducono al vomito autoindotto.

LIVELLI DI INTERVENTO PER IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI ALIMENTARI

• 1. Servizio ambulatoriale: se il soggetto è molto motivato, se ci sono i criteri prognostici positivi e la famiglia è disposta a collaborare;
• 2. Day Hospital: limita la regressione e la dipendenza rivolto ai soggetti che non rispondono a un trattamento ambulatoriale;

• 3. Ricovero Ospedaliero (reparto internistico, psichiatrico, in centro specializzato): suggerito per urgenza o per intervenire sulla totale negazione della gravità o per motivi psico-socio-familiari;
• 4. Servizio Residenziale: per patologie di lunga durata e famiglie problematiche.

Anche la medicina ha colori…

ÉQUIPE MULTIDISCIPLINARE...
IL RUOLO DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE


Gestisce la quotidianità,prestando attenzione al pasto controllato, attraverso anche l’utilizzo di uno strumento molto efficace, prezioso e rilevante,quale: il diario.
L’educatore, pertanto sostiene, contiene, "sanziona“, secondo quanto stabilito dalle indicazioni dell'équipe e dal confronto con le altre figure professionali.

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE:ILRUOLO DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE

L’educatore professionale si occupa di colloqui di sostegno per gestire le difficoltà sopraggiunte nei momenti post prandiali e dai contatti con l'esterno (familiari, amici, altri utenti del servizio). L’educatore funge, pertanto, da figura di riferimento, per le situazioni difficili. Operativamente, in che modo, l’educatore svolge dunque la sua attività professionale?

• Sviluppa una specifica attenzione verso il
• contesto sociale e familiare;
• Attua un intervento centrato sia sul
singolo che sul gruppo.
• Sostiene il processo di integrazione;
• Accoglie gli utenti, fornisce e
garantisce loro spazi sicuri.
Inoltre gestisce tutti i giorni e continuamente le loro richieste più remote.

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE: IL RUOLO DELL’EDUCATORE PROFESSIONALE

L’intervento educativo nella cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare consente al paziente:

• di lavorare sulle competenze sociali e relazionali, spesso precarie se non addirittura assenti;

• di sviluppare nuove strategie per affrontare il quotidiano; di avere supporto durante lo sgancio dal centro, attraverso il raggiungimento di obiettivi concordati.

L’educatore, infatti, che opera nell’ambito delle sofferenze psichiche deve possedere la capacità di comprendere in fondo la condizione del paziente e il significato autentico dei sintomi. Deve cercare in qualche modo di “esplorare” la mappa mentale del suo paziente, attraverso non solo, la conoscenza approfondita dei suoi problemi psicologici, ma soprattutto, attraverso un’accurata analisi “strutturale” della sua <>, da un punto di vista sia verbale, che non verbale, che racchiude e riflette, in primis, il suo disagio psicologico e relazionale. L’educatore oltre alla specifica competenza clinica, per collaborare all’interno dell’équipe, deve possedere le qualità per sapere lavorare in gruppo,con colleghi di competenza e formazione diverse. L’educatore non deve “intervenire”: apre solo una porta perché l’altro possa scegliere di avvicinarsi, lascia all’altro la possibilità di scegliere. Solo così la persona anoressica o bulimia potrà abbassare le barriere che è abituata a erigere fra sé e gli altri. Attraverso un ascolto attivo il soggetto comincia ad abbassare le difese, allentare il controllo, ammette la possibilità di una comunicazione con l’altro, giunge a formulare consapevolmente una reale richiesta d’aiuto. Il compito dell’educatore è ascoltare ciascuna voce del gruppo, accogliere le emozioni negate fino a quel momento, diventare il garante della memoria, del lavoro, delle conquiste del gruppo. L’educatore, sa di dovere rispettare i tempi, le difficoltà,le paure di ogni membro, offrendogli una rete di protezione durante il cammino del cambiamento. Tra i compiti che un educatore dovrebbe promuovere sono: lo sviluppo di un ampio registro emozionale e un migliore contatto con i propri sentimenti; la promozione di buone capacità nell’affrontare lo stress attraverso il “fronteggiamento” e l’assertività; l’aumento dell’autostima, della fiducia e il rispetto verso se stessi; e il miglioramento delle relazioni all’interno della famiglia; l’aumento della capacità di espressione dei propri sentimenti e del riconoscimento dei propri bisogni; la riduzione del perfezionismo; la possibilità di esperienze e di vissuti più positivi verso il proprio corpo; il decentramento del peso corporeo e dell’apparenza fisica rispetto alla propria autostima; l’incoraggiamento di un approccio più critico verso le pressioni socioculturali verso la magrezza; l’incoraggiamento di abitudini, comportamenti ed atteggiamenti alimentari più corretti, riconoscendo l’inapropriatezza fisica e psicologica dell’uso di diete restrittive ed altri metodi finalizzati al controllo del peso.

LA VALENZA DI UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE NEI CASI DI DCA

L’approccio terapeutico multidisciplinare è un tentativo di risposta alla complessità e alla multifattorialità dei Disturbi del Comportamento Alimentare e prevede un’équipe di lavoro, dove siano presenti diverse professionalità. La messa in campo delle varie professionalità fa sì che, tutti i versanti coinvolti (organico,psicologico, comunicazionale, nutrizionale, sociale), siano valutati e trattati in modo specifico e professionalmente qualificato. 

“Comunicare l'un l'altro, scambiarsi informazioni è natura; tenere conto delle informazioni che ci vengono date è cultura" Johann Wolfgang Goethe (poeta)

"Dì al tuo gruppo ciò che ha bisogno di sentirsi dire e non ciò che pensi voglia sentirsi dire“.

Marialuisa Roscino © RIPRODUZIONE RISERVATA

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