L' educazione del cane.

Il proposito di ciascun buon educatore, prima di ogni altra cosa, dovrebbe esser quello di riuscire ad interpretare i pensieri del suo cane, individuare le ragioni dei suoi comportamenti ed imparare il suo linguaggio nel totale rispetto della sua natura

 semplice e spontanea. I cani non sono in grado di discriminare ciò che è giusto o sbagliato, il loro comportamento è molto legato all'istinto ed alla conservazione della specie, le regole della società degli uomini non rientrano nella loro sfera di comprensione. Osservando il nostro "amico" nei suoi comportamenti di tutti i giorni é facile notare che alcuni atteggiamenti, adatti per un buon inserimento nella società degli umani, sono già innati in lui, come ad esempio lo star seduto, sdraiato, zitto, fermo, aspettare e così via; l'educatore deve metterlo in condizioni di imparare quando e dove tali atteggiamenti dovrebbero essere attuati.

Non appena il cucciolo viene affidato ad una persona incomincia il suo piccolo percorso di educazione con le prime ovvie regole: la cuccia, la corretta gestione del cibo, la socializzazione con il mondo che lo circonda, i bisogni ecc.
Sarebbe già utile procedere ad abituarlo a strumenti essenziali come trasportino, collarino, pettorina e guinzaglio (per quest'ultimo è sufficiente anche lasciare una corda legata alla pettorina per pochi minuti al giorno, sempre stando attenti che non si impigli da nessuna parte). Trascorso il primo mese di convivenza, ovvero intorno ai novanta giorni di età, si può iniziare con i primi comandi, che saranno il seduto, il terra, il resta, il richiamo e così via. Teniamo presente che, per non compromettere questi primi stadi educativi di un cucciolo, é bene rivolgersi fin da subito ad un esperto che ci indicherà come fare. Anche per chi voglia cimentarsi nell'educare ai comandi il suo cane non più giovanissimo, può comunque farlo, tenendo conto che un cucciolo apprende con maggior rapidità e prontezza, ma un cane maturo può comunque ottenere grandi risultati. In ogni caso, dal cucciolo al cane più maturo, molta attenzione va data ai tempi di lavoro e all'atteggiamento nei confronti del cane.

La prima regola è la pazienza. Bisogna ricordare che il cane deve capire ciò che gli si sta insegnando, e per quanto intelligente possa essere non capirà mai la nostra lingua; infatti, per comprendere questo concetto basta pensare che se ci trovassimo in un paese straniero, senza conoscere la lingua e senza conoscere gli usi e i costumi locali cercheremo, per sopravvivere, di essere degli acuti osservatori e a seconda delle espressioni del corpo e del viso, dei toni di voce dei vari interlocutori, di cogliere il significato dell’idioma sconosciuto, i cani al pari del forestiero, non capiscono il significato delle parole, ma ascoltano attentamente i toni, i volumi e i timbri della nostra voce cercando di intuire le nostre intenzioni.

Se proviamo a fare un complimento al nostro cane con tono minaccioso, lui reagirà sottraendosi, piegando di lato la testa e abbassando le orecchie e la coda, al contrario il peggior insulto o cattiveria detta in modo gioioso e amichevole farà reagire il nostro cane con manifestazioni di contentezza e felicità. Il cane, al pari dell’uomo, si affida dunque all’interpretazione del linguaggio paraverbale, anche se, come l’uomo, ne è condizionato in minima parte. Il linguaggio non verbale, cioè quello espresso dal nostro corpo, dalle nostre posture, rappresenta per il cane, acuto osservatore, la più importante forma di comunicazione sincera e reale. Il cane non solo è in grado di studiare attentamente il nostro volto ma anche di decodificare tutte le variazioni impercettibili che i nostri occhi, bocca e sopracciglia producono al variare del nostro umore e stato d’animo.

Se la voce è gentile ma il nostro volto esprime rabbia, il cane non si avvicinerà a noi e se sarà costretto a farlo mostrerà fino in fondo il suo disagio. Il nostro corpo e le posizioni che assumiamo a seconda dell’umore rappresentano un libro aperto per il cane che fin da cucciolo impara a leggere e capire e quindi a reagire di conseguenza. Pararsi di fronte a un cane, stando con le spalle erette o peggio ancora proiettate in avanti, collo rigido e busto dritto può rappresentare per lui una sfida alla quale rispondere o dalla quale fuggire, al contrario andare incontro ad un cane facendo un piccolo semicerchio e magari girando lievemente la testa di lato viene interpretato da lui in modo amichevole. Anche la comunicazione acustica é importante, e con essa si intende tutta la gamma di suoni (abbai, ringhi, ululati, guaiti, latrati, uggiolii, squittii, piagnucolii, urla) prodotti dal cane che possono variare di intensità, tonalità, frequenza, durata e modulazione a seconda del significato e della circostanza. In generale più sono bassi e gutturali più indicano minaccia, più sono alti più sono amichevoli.

Il linguaggio degli odori, invece, basato sull’olfatto e il paraolfatto, consente al cane di saper leggere e decodificare molte informazioni sia che riguardino altri cani sia si tratti dell’uomo. Il cane possiede 220 milioni di recettori olfattivi contro i soli 5 milioni nostri, e grazie a questo patrimonio è in grado di individuare, catalogare e interpretare anche le più piccole particelle odorose. Visto che l’olfatto rappresenta una funzione sensoriale particolarmente sviluppata nel cane, ogni proprietario dovrebbe fornire al proprio cane, fin da cucciolo, parecchie occasioni di utilizzo. Gli esercizi o giochi di fiuto e ricerca olfattiva rappresentano, infatti, per i cani poco stimolati o apatici, iperattivi o paurosi un eccezionale rimedio per aiutarli a raggiungere un buon equilibrio psico-fisico.

Invece, attraverso la comunicazione tattile, il cane oltre a essere in grado di riconoscere le superfici, di sapere se un oggetto è caldo o freddo può anche manifestare esplicitamente il suo grado gerarchico. Poggiando il muso o la zampa sulle scapole di un cane o sulla gamba di un uomo esprimerà la sua sicurezza e in taluni casi la sua dominanza mentre al contrario strofinandosi contro il fianco o leccando gli angoli della bocca con orecchie e coda abbassati, esprimerà la sua sottomissione. Anche noi attraverso le nostre carezze e manipolazioni, possiamo comunicare con il cane trasferendogli messaggi chiari ed espliciti. Accarezzare un cane lungo la guancia, sotto il mento, sul petto e sul fianco è un segno di grande attenzione e rispetto che mantiene il cane sereno e tranquillo, recettivo al piacere di queste carezze, al contrario accarezzare un cane sulla testa, fra le orecchie, sul collo e sulla groppa comunica un certo grado di autorevolezza e dominanza che non tutti i cani sono disposti ad accettare.

Un cane dovrebbe essere abituato in maniera graduale e delicata, dal proprio proprietario, fin da cucciolo, al contatto fisico e alla manipolazione del corpo, della testa e delle zampe e dei piedi per imparare ad apprezzare questi contatti e soprattutto per accettarli fino in fondo. Non è raro infatti osservare delle reazioni violente improvvise durante la visita medica dal veterinario o quando un estraneo accarezza un cane non abituato direttamente in testa o sulla groppa.I segnali di calma o pacificazione sono gli atteggiamenti e le posture che il cane assume allo scopo di evitare incomprensioni e inutili conflitti o di manifestare un disagio ed uno stress.

Questi atteggiamenti, scelti di volta in volta dal cane, trasmettono ad altri cani le sue intenzioni reali per abbassare la soglia di difesa e diffidenza e quindi per poter avviare un rapporto socialmente equilibrato. Spesso i segnali di calma vengono utilizzati anche nei confronti dell’uomo, in particolare del padrone, e rappresentano il tentativo del cane sia di chiarire il suo stato d’animo sia di ridurre lo stress. La cosa straordinaria è che anche noi umani, imitandoli, possiamo servirci di questo linguaggio canino per far si che i cani comprendano realmente le nostre intenzioni.Altra condizione indispensabile è la perseveranza: se non riesce non ci si deve abbattere. Ma non bisogna insistere più di tanto sullo stesso comando, dopo qualche minuto e bene passare ad altro o fare un passo indietro facendogli fare qualcosa che ha già imparato e gratificandolo. Andare oltre senza la supervisione di un esperto può essere controproducente e generare nel cane l'insorgere di stress negativo, che trasformerebbe ciò che deve rimanere un gioco che fa con il suo proprietario in un evento poco piacevole.

Per chiarimenti e approfondimenti contattare
Associazione Cinofila Raho
Alarico 348. 7143456
 

e-max.it: your social media marketing partner